Babbo Bastardo

Il nostro eroe si chiama Willie (Billy Bob Thornton), ed è un disgraziato dalla vita ‘borderline’, piccolo delinquente che ha vissuto in molti brutti posti (fra cui la prigione), a cui sono capitate brutte esperienze di tutti i colori, è alcolizzato fradicio, fuma troppo, è scostante asociale ladro donnaiolo sesso-dipendente.
All’inizio della storia, lo troviamo seduto al bancone di un bar, alla vigilia di Natale, a sbronzarsi, vestito da Babbo Natale. Come mai?
Ascoltiamo i suoi pensieri mentre sta lì a bere prima di andare al ‘lavoro’:

“Ne ho vissute di situazioni del ca..o, ma se avessi immaginato che avrei dovuto sopportare un branco di mocciosi urlanti che mi pisciano in braccio per 30 giorni l’anno, mi sarei sparato…”
…Sono sempre in tempo.”
“A casa nostra non si festeggiava il Natale, non perché fossimo ebrei, ma perché mio padre era un incapace perfido stronzo vigliacco che come regalo mi dava un cazzotto dietro l’orecchio appena sveglio. Mio padre non ha mai combinato un c…o nella vita, e per questo se la prendeva con me…
Però mi ha insegnato a forzare le casseforti.”

Ecco, Willie è vestito da babbo natale perché la sua ‘professione’ da 7 anni a questa parte, è rapinare, la notte di Natale, i centri commerciali in cui viene assunto per impersonare il Babbo Natale per i bambini… Continua a leggere

Of Human Bondage

Alla vigilia di Halloween racconto una storia in cui appare una ’strega’, nell’accezione malvagia del termine comunemente usata per definire donne cattive – terribili – crudeli – avide – che rovinano la vita al prossimo, ma alla fine spesso, e per fortuna, pure a se stesse.
La strega del film
Dunque…

C’era una volta, negli anni ‘30, un giovane, Philip Carey, che dopo aver tentato a Parigi di diventare un pittore,  deve arrendersi all’evidenza di non avere talento.
Chiede un parere al pittore suo mentore, e costui gli parla molto chiaramente: “Non si faccia conoscere per le sue qualità più modeste ma per qualcosa di meglio. Le consiglio di armarsi di coraggio e non continuare a rovinare la sua vita… C’è qualcos’altro cha la interessa?”.
Philip Carey non ha molto da scegliere: è affetto da ‘piede equino’ una malformazione che lo rende zoppo, e decide allora di diventare medico come era suo padre.
Ma nelle parole del maestro c’è già una traccia di un altro problema di Philip, quello che sarà base di tutta la storia: la debolezza di carattere di Philip, la mancanza d’iniziativa, l’adagiarsi in situazioni penose senza riuscire a liberarsene.

Egli torna dunque a Londra, e comincia a studiare medicina, modestamente mantenuto da uno zio… Continua a leggere

La signora Skeffington

Ecco un bel film drammatico del 1944, diretto dall’ottimo Vincent Sherman, e interpretato ammirevolmente da tutti gli attori (e che attori).

La storia copre più o meno 30 anni di vita della protagonista, Fanny Trellis (Bette Davis!), iniziando nel 1914, quando lei è una giovane di ottima famiglia newyorkese, molto corteggiata da nugoli di giovanotti che vorrebbero sposarla.
Lei però non ama nessuno, ma si lascia corteggiare, essendo oltremodo vanitosa.
Oltre l’apparenza splendente però, c’è il fatto che lei e suo fratello Filippo conducono una vita al di sopra delle proprie possibilità finanziarie, dato che dopo la morte dei genitori hanno dilapidato completamente la fortuna di famiglia.
Per di più Filippo fa precipitare la situazione quando, assunto dal ricco finanziere ebreo Skeffington (uno strepitoso Claude Rains), lo truffa causando dei forti ammanchi. In breve, Fanny approfitta dell’ammirazione di Skeffington per lei, per farsi sposare e sistemare i dissesti finanziari e il reato di Filippo senza che si arrivi a uno scandalo.

Ma è solo l’inizio…

Da qui in poi… Dimenticate o non prestate attenzione alla massa di trame assurde riassunte in giro per il web e sui giornali! Io avevo creduto a un paio di esse (sito e giornale ‘autorevoli’ (?), peraltro), ma guardando il film mi sono trovata man mano di fronte a una ‘trama’ che non corrispondeva per niente a quella banalizzata dalle recensioni!

La trama è invece molto ricca, sottile e originale, per niente banale, anzi, dotata di vari colpi di scena, e con finale a sorpresa… Continua a leggere

Il Pranzo di Babette

pranzo di babette

In uno sperduto paesino della Danimarca, in riva al mare nella zona dello Jutland, alla fine dell’ottocento, vivono due attempate signorine, le sorelle Martina e Philippa.  Le due sorelle, ci spiega la voce narrante femminile che ci accompagna lungo il film, hanno speso la vita e quasi tutta la loro modesta rendita in opere di bene.  Il loro padre era stato Decano e aveva anche fondato a suo tempo una setta religiosa, di cui restano ancora pochi, anziani ma fedeli seguaci.
Il Decano è morto da tempo, ma le sorelle ancora radunano i residui seguaci a ‘leggere e interpretare il Verbo e onorare la memoria del Decano’ nella loro modesta casa.  Martina e Philippa hanno anche una domestica francese, Babette, cosa molto sorprendente dato il rigore della loro vita puritana, ma la spiegazione di ciò è parte della storia che il film racconta e ‘deve essere ricercata nel profondo segreto del cuore’Continua a leggere

La campana del convento

Thunder oh the hill

Sidney Kingham, Melling, suor Mary, dott. Jeffreys

Mi accingevo a vedere per la prima volta questo film, senza aver ben chiaro cosa dovessi aspettarmi, o meglio, sapevo bene che Douglas Sirk era uno dei registi dei più bei film (melo)drammatici di Hollywood, ho visto una discreta parte della sua nutrita filmografia (solo nell’anno di questo film ne fece altri 3), e mi è molto piaciuto pressoché tutto quel che ho visto di suo.

Quasi sempre ha lavorato con grandi attori del suo tempo.
Tanto per citare solo un paio di titoli:  ‘Come le foglie al Vento’ (visto la prima volta in Tv da adolescente e che allora trovai stupendo, e col tempo quell’impressione si è appena smorzata, solo quel tanto che può accadere una volta che, crescendo, si sono ampliati le conoscenze e i gusti cinematografici, ma lo trovo sempre molto bello) e ‘Lo specchio della vita’ con Lana Turner,  sono suoi, film di grande fama e successo, come molti altri di Sirk, forse talora ritenuti più adatti a un pubblico femminile che maschile… ma in verità Sirk era un bravo scrutatore dei malesseri sociali della famiglia media americana, e lo faceva usando la via del melodramma.

Tornando a questo film, Thunder on the Hill, visto che dal titolo italiano appariva chiaro che si svolgesse in ambito monastico, un po’ lontano e insolito dalla consuete ambientazioni di Sirk, ero piuttosto curiosa, e non mi aspettavo di ritrovarmi a guardare un particolarissimo e bel giallo investigativo!
Ben costruito, senza dubbio originale e con un ritmo che tiene vivissima l’attenzione… Continua a leggere

Deliverance

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La musica che ho inserito qui sopra è associata alla prima scena che mi viene in mente quando penso a questo bellissimo film: il duetto /duello fra il banjo di un bambino di campagna affetto da una tara fisica e la chitarra di un civile uomo di città, in mezzo ai monti Appalachi.

L’uomo è Drew (Ronny cox), uno dei quattro protagonisti del film cult Deliverance (Un tranquillo week end di paura, 1972) di John Boorman.
Quattro amici, Lewis (un fulgido Burt Reynolds), Ed (Jon Voight), Bobby (Ned Beatty) e Drew, uomini di affari di Atlanta, si apprestano a trascorrere un weekend fuori dal consueto e avventuroso, trascinati dall’esuberante Lewis. Il fiume Chattooga, pieno di pericolose rapide e immerso in una natura selvaggia, sta per essere deviato, una diga sarà costruita e l’acqua sommergerà la Cahula Valley (fra South Carolina e Georgia), e Lewis (che porta con sé arco e frecce) è deciso a guidare i suoi amici in una discesa in canoa attraverso le rapide, prima che quel luogo venga definitivamente stravolto… Continua a leggere

Avventura Medieval Fantasy!

13guerr32Dopo aver parlato di in mostro sacro, rendo merito (perché no) a uno di quei film “minori” nello star system hollywoodiano, che invece ha i suoi (molti) pregi.
Come catturare gradevolmente l’attenzione dello spettatore per un’ora e 40 minuti (più o meno) di tensione, emozione e divertimento, più la piacevole sorpresa di un certo spessore culturale dato da una correttissima documentazione storica.

Il 13° Guerriero” è tratto da un romanzo di Michael Crichton, “Mangiatori di Morte”.
E’ stato definito un medieval-fantasy, un film d’avventura, thriller, un pizzico horror: è sicuramente tutto questo e anche qualche cosa di più.

Siamo nell’alto medioevo, prima dell’anno 1000, un giovane arabo, A. Ibn Fahdlan, viene inviato viene inviato come ambasciatore presso il Re di Bulgaria, ma incontra durante un viaggio un gruppo di Normanni, da quelle parti per commercio o scorrerie. Proprio in questo frangente, mentre è ospite nell’accampamento normanno col suo fedele consigliere Melchisidek (un piacevole cameo del sempre bravo Omar Sharif ), viene portata notizia ai vichinghi che nella loro terra d’origine, all’estremo nord, accadono fatti terribili che richiedono il loro rientro, una grave, orribile paurosa minaccia incombe, un “terrore antico”. L’oracolo che i Normanni portano con sé, prontamente interrogato, dice che 12 guerrieri dei loro dovranno affrontare il problema, ma per la riuscita dell’impresa si dovrà unire a loro un tredicesimo guerriero che non sia normanno: ovviamente sarà l’arabo (Antonio Banderas), a partire con i 12 guerrieri vichinghi, in qualità di tredicesimo guerriero… Continua a leggere

Rebecca

Una giovane semplice e timida, che fa la dama di compagnia per mantenersi, sposa un nobile e ricchissimo vedovo, e va a vivere con lui nel suo castello di famiglia, Manderley, su cui grava come un incubo il ricordo fin troppo tangibile e ossessionante di Rebecca, la prima moglie.
Questo infatti è il titolo del primo film americano di Hitchcock, e anche, forse, il miglior film di tutta la sua carriera.
Fra le molte cose che amo di questo film perfetto, c’è che è una vetta sia nell’ambito del racconto gotico che in quello del thriller, e al contempo un capolavoro del genere psicologico (che tanto affascinava il grande regista).

Si tratta di una delle pellicole in cui il genio Hitchcock analizza in maniera straordinariamente veritiera le dinamiche più profonde della psiche femminile senza incappare né in banalità né in concezioni misogine.
Dico che è “straordinariamente veritiero” perché metto subito in chiaro che molti dei sentimenti e degli stati d’animo della protagonista hanno spesso attanagliato anche me, e credo anche molte altre donne, anche se per motivi diversi da quelli del film, e per questo mi piace parlarne, e soprattutto, di questo particolare aspetto umano, l’insicurezza, la fragilità, la paura di essere rifiutata o comunque inadeguata, spesso la paura di essere paragonata a qualcun altra e non reggere il confronto.

A volte può essere solo un’impressione data dall’insicurezza.
Nel caso di questo film, dal momento che è pur sempre un thriller, l’insicurezza della protagonista è anche volutamente alimentata dalla perfida governante del castello, come si vedrà.
Il personaggio della protagonista (Joan Fontaine) assume una centralità quasi unica, non a caso, infatti, la storia è narrata interamente dal suo punto di vista, così come accadrà ne “Il sospetto”. È proprio dai ricordi della giovane donna che si dipana il racconto in flashback, a partire dal primo incontro della protagonista con il suo futuro marito… Continua a leggere

Insider

insider1Recentemente ho rivisto ”Insider” (1999), di Michael Mann, con Al Pacino e Russell Crowe, film su una storia vera.
Stasera mi sono messa al pc, a (s)ragionare su questo post notturno e a cercare la musica che metto a disposizione nel link qui sotto.

Insider_LisaGerrard.mp3

E’ uno dei brani (si intitola “Sacrifice”) della stupenda colonna sonora di questo film, la voce è di Lisa Gerrard, guarda caso l’anno successivo canterà il famoso brano “Now we are free” nella soundtrack de “Il Gladiatore”, ancora con Russell Crowe che stavolta agguanterà finalmente il meritato Oscar…
Anche per “Insider” ha avuto una candidatura all’Oscar come miglior attore non protagonista (e surclassa Al Pacino), anzi il film intero ha avuto 7 candidature, e assurdamente nessun Oscar … ma in fondo non sono gli oscar che fanno i buoni film e i grandi attori.

E pensavo guardando il film , quant’è bravo Russell Crowe con quella recitazione piena di rabbia contenuta, e disperazione silenziosa, e allo stesso tempo visibile pure da un movimento di sopracciglio, o delle mani, o dall’immobilità stessa; contrapposta alla recitazione agitata, ma stavolta meno del solito, di Al Pacino: due modi di recitare diversi per due personaggi diversi eppure simili.
Lowell Bergman (Pacino) è un giornalista audace, famoso e “d’assalto”, che tratta gli argomenti più scottanti per una trasmissione d’informazione televisiva di grande ascolto alla CBS.
Jeffrey Wigand (Crowe, invecchiato dal trucco per assomigliare al personaggio vero) è uno scienziato, ex-capo ricercatore e dirigente alla Brown & Williamson, azienda produttrice di tabacco, che lo ha licenziato, perché ha un caratteraccio, perché non si adegua alla politica dell’azienda, è poco malleabile, non gli piace scendere a compromessi, e perché dice apertamente ai dirigenti della multinazionale quello che pensa.
Wigand in quanto chimico e dirigente sa che la multinazionale mette nelle sigarette una sostanza che induce assuefazione… Continua a leggere

Satire amare sul sistema sociale (americano..?)

Ho rivisto poco tempo fa in Tv “American Beauty” (1999), film di Sam Mendes, pluripremiato con 5 Oscar, e stavolta, una delle cose su cui ho riflettuto di più, è che vi viene anche rappresentato (fra le altre cose), in modo dissacrante, il concetto di lavoro e di successo degli americani.
Il protagonista Lester a 42 anni perde il lavoro, e per la moglie (e la società) è un perdente; sua moglie è diventata isterica e mezza pazza a forza di pensare alla propria scalata per la carriera nel settore immobiliare; un altro personaggio del film, Ricky, il ragazzo vicino di casa con l’hobby della videocamera, fa lo spacciatore, e dispone di un sacco di soldi, tanto che può permettersi all’improvviso una sera di dire alla sua ragazza : “
Andiamo via insieme, adesso ? Non ci dobbiamo preoccupare dei soldi”.
Ecco, non vi sono proprio rappresentati i prototipi dell’ideale di perfettino “uomo di successo” americano, in questo film, eppure a Lester non importa aver perso un ottimo lavoro e Ricky economicamente e come persona si sente a postissimo così (bè in fondo è anche per questo che il film è una satira dissacrante sul sistema).

Al che ho pensato che l’attore Kevin Spacey (Lester) , premiato con l’Oscar in questo film, ha subito dopo prodotto un film molto bello, che tocca di nuovo le tematiche sociali USA.

(Intesi, non è che in Italia stiamo meglio, anzi penso che verso certe problematiche ci stiamo avviando a grandi passi anche noi.)

Si tratta di “The Big Kahuna” (1999), tratto da un’opera teatrale di Roger Rueff.
E’ sempre difficile parlare di un film che viene dal teatro, perché la sua forza è nei dialoghi.
Questo che segue sotto, è il monologo-rap sui titoli di coda del film The Big Kahuna.
E’ recitato da Danny De Vito (che ha una voce diversissima da quella con cui viene doppiato in Italia, più profonda e meno “comica”, molto adatta), conclude il film ed è la parte più conosciuta (andava anche per radio, ai tempi), e andrebbe ascoltato alla fine del film.
Perché tutto quello che accade prima prepara ad ascoltarlo con il giusto spirito… Continua a leggere